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SOSTENIBILITA’: 5 MITI DA SFATARE

Abbiamo affrontato in un precedenza l’argomento sostenibilità, e ne abbiamo analizzato la storia e il significato. Oggi vi propongo la versione più curiosa e divertente: sfatiamo insieme alcuni miti.

Partiamo da un piccolo e sintetico refresh giusto per rinfrescarci un po’ le idee. 

Il concetto di sostenibilità viene introdotto per la prima volta nel 1987 da Gro Harlem Brundtland, quando viene data la prima definizione ufficiale contenuta appunto nel Rapporto Brundtland (conosciuto anche come Our Common Future), documento rilasciato dalla Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo Economico (WCED).

Lo sviluppo sostenibile viene definito quindi come: “lo sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Con ciò, possiamo quindi passare ai nostri false friends:

  1. Sostenibilità non è solo ambiente: per sostenibilità non si intende solo la tutela dell’ambiente, sebbene gli aspetti ambientali sono certamente il fulcro della definizione in quanto tale, ma devono essere anche integrati con almeno altri due argomenti centrali che sono garanti per la sostenibilità: aspetti sociali e umani e gli aspetti economici. Infatti non è possibile garantire la sostenibilità se l’operato economico non è in grado di garantire il soddisfacimento dei bisogni della comunità locale, non rientrando quindi nei principi basilari della sostenibilità.
  2. Non esiste impatto ambientale nullo: molte aziende utilizzano ovviamente slogan come “impatto zero”, “emissioni nulle”, “100% ecosostenibile” ecc. Si tratta sicuramente di sforzi giusti e concreti per raggiungere questi obiettivi, ma il fatto è che al momento non esistono realmente processi produttivi e, quindi, di fatto anche prodotti completamente sostenibili, a costo zero e con impatto ambientale completamente nullo. L’obiettivo più grande finale, è quello di comprendere come tali processi funzionano e quindi come tali prodotti vengono creati per poter proporre e trovare soluzioni e azioni di miglioramento continuo per la riduzione dello sfruttamento di risorse (input) e dell’emissione di inquinanti e rifiuti (output), in modo tale da ricevere il minor impatto ambientale possibile.
  3. “Bio” e “naturale” non sono necessariamente sostenibili, il fenomeno del Greenwashing: non tutto quello che è biologico e naturale, o si definisce tale, è anche automaticamente sostenibile; esistono infatti due grandi categorie: La prima categoria sono i prodotti che si autodefiniscono bio, eco e naturali quando non presentano o presentano solo in parte tali caratteristiche. Da questa idea nasce il concetto o la tecnica, se così vogliamo definirla, del Greenwashing. Il fenomeno del Greenwashing è una strategia di marketing che alcune imprese, organizzazioni o istituzioni politiche utilizzano per dimostrare un finto impegno nei confronti dell’ambiente con l’obiettivo di catturare l’attenzione dei consumatori attenti alla sostenibilità; è un modo quindi per comunicare un attaccamento nei confronti delle politiche ambientali che in realtà non esiste. Il tutto per dare un’immagine migliore e più positiva dell’azienda o organizzazione in questione sotto il profilo dell’impatto ambientale così da attrarre anche il consumatore eco-sostenibile che in questo modo si immedesima nel profilo sostenibile dell’azienda che in realtà è inesistente. La seconda categoria sono gli ingredienti che pur essendo di origini naturale, non presentano assolutamente caratteristiche di sostenibilità.
  4. Sostenibilità non significa vivere peggio: per vivere in maniera sostenibile è necessario un ridimensionamento radicale degli standard di qualità di vita? Falso. In realtà, è l’esatto contrario. Infatti sostenibilità significa semplicemente fare di più, con meno. L’innovazione necessaria per giungere a un sistema complessivamente sostenibile è un potentissimo motore di sviluppo economico, che a sua volta si riflette in un miglioramento generale della qualità di vita. Infatti, un modello economico incentrato sul beneficio netto complessivo (ambientale, economico e sociale) e non sul solo profitto, è un modello vincente che ha come priorità il benessere della comunità nella sua più larga accezione.
  5. I cambiamenti climatici non sono causati dall’uomo: Bugia più grande purtroppo non potrebbe esistere. Esistono infatti probabilmente pochi argomenti che, sia a livello di dibattito scientifico tra gli esperti, sia a livello umano, mettono quasi tutti d’accordo a formare un fronte comune tanto quanto il global warming: infatti per il 90% degli scienziati il climate change è in corso, è un problema enorme e per il 97% tale cambiamento è la diretta ed innegabile conseguenza delle attività umane. 

In conclusione, dopo aver smascherato alcuni fra i più famosi false friends legati al mondo della sostenibilità, credo che la nostra consapevolezza riguardo certi argomenti sia necessaria, se non indispensabile per poter agire in modo corretto, cercando di tutelare il mondo in cui viviamo facendo ognuno la propria piccola parte.